Le Radici della Maremma:

Un viaggio attraverso i secoli: l’eredità etrusca, le ville romane e l’ingegno delle Bonifiche.

C’era una volta il Lago Prile

Quello che oggi ammiriamo come la Riserva della Diaccia Botrona, in antichità era un grande bacino salmastro: il Lago Prile (Portus Traianus).
Crocevia fondamentale per gli scambi commerciali fin dall’epoca Etrusca, vide fiorire sulle sue sponde insediamenti vitali legati alla vicina e potente città di Vetulonia.
Con l’arrivo dei Romani, le sponde del lago si arricchirono di ville patrizie e porti strategici.
Ma la natura mutevole di questa terra stava per trasformare il lago in una palude, dando inizio a una secolare lotta tra l’uomo e l’acqua.

Ricostruzioni della linea di costa della pianura grossetana: periodo etrusco e romano e medievale a destra

L’Isola Clodia: una collina emersa dalla storia

Situato all’interno dell’odierna area palustre, emerge un rilievo che in antichità costituiva una vera e propria isola all’interno dell’antico lago Prile (o Prelius). L’Isola Clodia non rappresenta unicamente un elemento geografico di rilievo, ma costituisce una fondamentale testimonianza storica del territorio.

Le fonti classiche, in particolare l’orazione Pro Milone tenuta da Marco Tullio Cicerone nel I secolo a.C., riferiscono di un’isola situata nel lago (“insula in lacu“). Secondo Cicerone, tale isola fu teatro di una violenta occupazione da parte di Clodio, il quale sottrasse i terreni al legittimo proprietario, il cavaliere romano Marco Paconio, facendovi trasportare materiali per edificarvi una propria abitazione. Sebbene la comunità archeologica tenda a collocare l’isola menzionata da Cicerone in corrispondenza dell’area archeologica de “Le Paduline, una consolidata tradizione ha identificato il luogo dell’abuso edilizio di Clodio proprio con l’attuale collina, oggi indicata anche nella segnaletica turistica come “Isola Clodia”.

Secoli dopo, sorse l’Abbazia di San Pancrazio al Fango, precedentemente denominata Badiola; questo monastero di origine benedettina dominò per tutto il Medioevo il vasto paesaggio palustre circostante.

Oggi, l’Isola Clodia è agevolmente raggiungibile via terra e offre ai visitatori un punto di osservazione privilegiato, immerso in un’atmosfera di eccezionale rilevanza storica e paesaggistica.

La sfida dei Lorena: il secolo della rinascita

Con il passare dei secoli, l’impaludamento portò la malaria e l’abbandono. La svolta arrivò nel XVIII secolo con i Granduchi di Lorena.
Fu Leopoldo II a sognare una Maremma salubre e fertile, avviando una delle opere di ingegneria idraulica più imponenti della storia italiana: la Bonifica.

La Casa Rossa Ximenes:

Simbolo indiscusso della bonifica settecentesca, la Casa Rossa (o Fabbrica delle Cateratte) fu progettata nel 1765 dal gesuita, astronomo e ingegnere Leonardo Ximenes.
Costruita sopra il canale principale, la struttura non serviva solo come abitazione per i guardiani, ma ospitava un ingegnoso sistema di cateratte in legno e metallo.
Queste paratie regolavano il flusso delle acque tra la palude e il mare, permettendo la “bonifica per colmata”: separare le acque dolci da quelle salate per prosciugare le terre malsane.
Oggi è la porta d’accesso alla Riserva Naturale e ospita il Museo Multimediale.